Geologia e geomorfologia

Il Carso classico è quel settore situato nell’entroterra triestino e istriano, dove i fenomeni correlati all’azione chimica dissolutrice, esercitata dall’acqua sulle rocce carbonati che, sono così diffusi e di tale entità da aver destato l’attenzione degli studiosi e degli esploratori fino dagli inizi del XIX secolo. In presenza di idonee condizioni ambientali, l’azione dell’acqua produce una serie di micro e macro fenomeni riconducibili al “carsismo”, pertanto questo termine è applicato ad ogni fenomeno e paesaggio che presenti i medesimi caratteri genetici e morfologici.
Le rocce carbonatiche, tipiche dell’Altopiano di Cariadeghe, sono di origine sedimentaria e sono formate in gran parte da carbonato di calcio. Più un calcare è puro e maggiore sarà la sua predisposizione ad essere “carsificato”. Queste rocce, infatti, hanno la prerogativa di venire disciolte da acidi anche molto deboli, come ad esempio l’acido carbonico. In natura è diffusissimo, in quanto non è altro che l’esito dell’unione dell’acqua piovana con l’anidride carbonica presente nell’ambiente. Se il carbonato di calcio è insolubile in acqua pura, a contatto con l’acqua acidificata si trasforma in bicarbonato di calcio, che viene così disciolto e asportato. Questa semplice reazione chimica è alla base di quei numerosi e complessi fenomeni che riguardano le grotte e tutti quei caratteristici paesaggi di superficie che nel loro insieme sono compresi sotto la definizione di carsismo.

Dolina nei Prati della Carlina
Molto importanti ai fini dei processi di carsificazione e della loro velocità, oltre alla natura delle rocce, sono i vari tipi di discontinuità della massa rocciosa. Tali discontinuità sono rappresentate innanzitutto dalla presenza di fratture, che diventano le vie preferenziali del passaggio dell’acqua, che le allarga per corrosione. Si crea così una rete di condotte di dimensioni varie, organizzate in modo gerarchico, come avviene per i fiumi di superficie, ma che confluiscono in un bacino sotterraneo non sempre facilmente riconoscibile e delimitabile, poiché quasi mai dipendente da spartiacque superficiali.
La pioggia e la neve, in aree carsiche, non danno quasi mai luogo a corsi d’acqua superficiali. La notevole porosità della roccia, ne favorisce l’infiltrazione nel sottosuolo, o in modo disperso (nel caso di superfici rocciose scoperte e fittamente fessurate), o in modo concentrato (nel caso di punti idrovori come inghiottitoi aperti e doline). Il trasferimento in profondità dell’acqua può risultare più o meno veloce a seconda di ciò che incontra lungo il suo cammino.
Nelle parti più elevate, la percolazione tende a scendere rapidamente per gravità in strutture verticali (pozzi), quindi più in profondità con scorrimento a pelo libero, ancora rapido, in gallerie prevalentemente orizzontali, finché l’acqua non incontra un ostacolo, come ad esempio rocce impermeabili. Allora si accumula, occupando tutta la rete di condotte carsiche che rimangono così sommerse (zona freatica) e dove si ha scorrimento a pieno carico.
Ai margini del massiccio, nei punti più bassi della superficie piezometrica, l’acqua riaffiora in superficie attraverso le sorgenti carsiche.

Dolina con San Bartolomeo sullo sfondo
Dolina con San Bartolomeo sullo sfondo