Monastero di San Bartolomeo

Il monastero di S. Pietro in Monte, oggi monastero di S. Bartolomeo, sorge sul monte Orsino, facilmente riconoscibile grazie alla sua forma di cono, a 933 metri.
Da lì è ben visibile il lago di Garda, oltre ad un ampio panorama della provincia meridionale di Brescia, che parte dalle sottostanti cave di marmo; non solo, si noterà la forma dell’altopiano, con i suoi boschi alternati da campi e numerosi casolari e le montagne più a nord di questo.
Il fabbricato sorge sulla vetta del monte, su un prato verde interrotto da pochi alberi.
Per raggiungerlo, mentre si percorre la strada principale di Cariadeghe, si svolta a sinistra all’altezza del parcheggio vicino al rifugio degli Alpini e si percorre la strada asfaltata fino ad un parcheggio sterrato, accanto al quale parte una strada ghiaiosa, dove è segnata la direzione del monastero.
Percorso il breve tratto nel bosco, in pochi minuti si giunge sulla panoramica cima.

Il Monastero di San Bartolomeo
Il Monastero di San Bartolomeo

Il monastero venne fondato nel 1039 dal vescovo bresciano Olderico I, nel bel mezzo di una strategia di controllo e riorganizzazione del vasto e popoloso territorio sottostante il monte, a oriente di Brescia. Al cenobio vennero conferite molte terre, ma anche boschi, fortificazioni e privilegi che spesso furono all’origine di contese secolari con le comunità locali (fra cui Vallio Terme).
Evidente simbolo del potere vescovile, il monastero non fu situato casualmente sulla vetta dell’Orsino che, per la sua altezza di quasi mille metri e per la singolare sagoma conica era nettamente distinguibile anche a molti chilometri di distanza.
All’inizio del XIII secolo l’edificio si trovava in condizioni deplorevoli, tanto che, sia il Vescovo di Brescia nel 1213 che il Vescovo di Trento nel 1218, concessero indulgenze a chi avesse fatto elemosine per il restauro della chiesa. Si sa inoltre che, in quel periodo, il monastero ospitava un abate, otto monaci, vari chierici ed il personale addetto. Nel Trecento ne venne sancito in maniera definitiva l’abbandono da parte della comunità monastica che dovette trasferirsi nella Domus monastica di Nuvolento.
Ben presto, persa ormai l’originaria funzione di controllo sul territorio svolta dal monastero, la comunità chiese al Vescovo nel 1347 di trasferirsi a Brescia e fu soddisfatta con l’assegnazione di una nuova sede.
Dal 1446 il monastero sul monte fu assegnato ai Canonici Regolari di S. Giorgio in Alga di Venezia. I nuovi occupanti ristrutturarono radicalmente l’antico monastero, ricostruendo in forme più modeste la chiesa ed erigendo nuovi edifici su vari piani.
Dal 1672 il monastero di S. Pietro in Monte ed i terreni attigui divennero proprietà delle monache del monastero di S. Maria degli Angeli di Brescia.
A seguito delle soppressioni d’epoca napoleonica, nel 1801 Pietro Braga di Brescia “acquistò dal governo i monti ed i boschi di proprietà del soppresso monastero degli Angioli” e ne acquisì quindi i diritti.

La navata
La navata

Nel 1890 il comune di Serle acquisì la proprietà dagli eredi e nel 1907 venne eseguito un intervento di restauro sulla struttura, che comportò l’abbattimento di gran parte degli ambienti che formavano il gruppo ovest, addossati all’abside della chiesa e, contemporaneamente, l’edificazione di nuovi locali a nord. Il monastero assunse così l’aspetto che tutt’ora lo caratterizza.
L’8 marzo 1930, l’Amministrazione Comunale deliberò la “cessione gratuita perpetua, a favore della fabbriceria parrocchiale di Serle, del santuario denominato S. Bartolomeo e delle sue adiacenze, situato sul monte Orsino”. La parrocchia è quindi l’attuale proprietaria dei beni.
Del complesso edificato romanico, che occupava per intero la cima e parte dei versanti del rilievo, rimanevano fino alle recenti ricerche poche tracce e scarse notizie nelle fonti scritte.
Per ragioni di sicurezza e comodità, il monastero e la chiesa, già pericolanti, furono completamente ricostruiti in forme ben più modeste a partire dalla metà del XV secolo.
Dopo l’edizione nel 2000 dei documenti medievali dell’archivio monastico, la parrocchia di Serle ed il comitato di S. Bartolomeo hanno promosso un progetto di risistemazione della chiesa e di valorizzazione del sito che tuttora è in corso.
In tale iniziativa hanno avuto un ruolo primario le ricerche condotte dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, con la valida collaborazione del volontariato locale, tra il 2000 ed il 2003 nell’area della chiesa e in altri luoghi del pianoro.
Gli scavi eseguiti all’interno di S. Bartolomeo e nella zona circostante hanno portato alla luce i resti delle imponenti sostruzioni dell’ecclesia Sancti Petri, costruita forse sul luogo di un insediamento eremitico prima dell’anno Mille, la cui esistenza è per ora suggerita solo da modesti resti strutturali di data assai incerta.
La chiesa del cenobio romanico, posta sul ciglio estremo del ripido versante meridionale del monte per essere ben visibile dalla pianura, era un ampio organismo a croce latina di 37 x 26 metri, grande il doppio dell’edificio attuale che ne occupa la sola navata centrale. Il corpo originario a tre navate era terminato ad oriente da un presbiterio con transetto sorgente e da un’abside quadrangolare, entrambi fortemente sopraelevati rispetto al piano dell’aula. Sotto di essi si estendeva infatti una cripta di 220 mq ripartita in nove navatelle rette da numerose colonnette. La robustezza delle murature dell’abside e del transetto, spesse quasi due metri, nonché la presenza di due possenti pilastri di rinforzo aggiunti ancora in epoca romanica, fa inoltre supporre che l’area presbiteriale fosse sovrastata da una massiccia torre d’incrocio alta più di 20 metri.
L’aspetto scenografico del complesso era ulteriormente esaltato, sul versante occidentale, da una monumentale scalinata d’accesso, larga 9 metri e lunga 20 poggiante su sostruzioni cave, che faceva capo ad una loggia a due piani addossata alla facciata della chiesa. Di queste strutture sono stati messi in luce resti imponenti restaurati di recente.
Sono stati inoltre individuati, a ridosso del fianco nord della chiesa, dei tratti notevoli degli edifici monastici nell’area del chiostro (ad oggi è rimasta una sola cella). Qui sono stati scoperti l’accesso principale al monastero, parti del robusto muro di cinta e resti degli ambienti ad esso appoggiati.
Sul pendio ovest a quota più bassa è stato infine riconosciuto, quasi per intero, il muro di sostegno della larga rampa, lunga oltre 50 metri e in alcuni punti sostenuta da sostruzioni a volta, che collegava l’accesso al piede della scalinata.

La vecchia scalinata del Monastero
La vecchia scalinata del Monastero

All’interno del monastero di S. Bartolomeo sono rimasti degli affreschi.
Sulla parete destra della navata, entro due nicchie, si trovano gli affreschi di un pittore lombardo del 1420. I due frammenti forse parte di un unico riquadro mostrano le figure della Madonna e di S. Pietro. La Madonna, di cui vediamo il volto coperto da un velo rosso, è seduta su un trono; il Santo appare invece su uno sfondo verde riquadrato. Nella fascia bianca, che fa da cornice superiore alla scena, è composta in caratteri gotici di difficile lettura un’iscrizione in cui si può leggere la data scritta in numeri romani: MCCCCXX (1420).
La volta ed il sottarco furono dipinti da un pittore lombardo del 1520- 1540; lì sono raffigurati i quattro Evangelisti dipinti nell’atto di scrivere ed affiancati dai rispettivi simboli e da angeli con cartigli. L’unico simbolo che si è salvato è il bue di S. Luca.
Al centro, nella chiave di volta è raffigurato lo Spirito Santo sotto forma di colomba in un tondo ad arcobaleno. Nel sottarco, dipinte dentro dei clipei, si vedono dieci figure di Profeti.
Sulla parete di fondo dell’abside si sviluppa un polittico articolato su due registri che occupa l’intera parete. Nel registro inferiore, al centro, è rappresentata la Madonna col Bambino in trono, nello scomparto di sinistra S. Pietro con le chiavi e il libro in mano, e in quello di destra S. Paolo con la spada e il libro. Nel registro superiore, sopra la Madonna, si ha un Cristo risorto, appoggiato all’arca sepolcrale, che mostra le ferite alla Maddalena inginocchiata; alle spalle del Cristo tre angeli mostrano gli strumenti della Passione. A sinistra compare un Santo inginocchiato, probabilmente S. Giovanni e a destra, sempre genuflesso, si vede una Figura di Vescovo o Pontefice. Infine nel registro inferiore accanto a S. Pietro, compare la Figura di un Pontefice. Sembra che questo riquadro sia stato eseguito dopo il polittico e che, benchè stilisticamente gli sia molto vicino, non si tratti dello stesso autore ma potrebbe forse di un suo aiutante.

Il monte di San Bartolomeo
Il monte di San Bartolomeo