Manzaniga

Le notizie su Manzaniga, la contrada maggiore, sono certe e concrete. Collocata su una piccola altura a m. 378 s/m, si sviluppa in un insieme ben delineato di edifici, per raggiungere le estremità del colle stesso.
Le fa da nucleo centrale un’antica costruzione che presenta gli spigoli costituiti da pietre squadrate e collocate con esattezza di misura e di profilo rigorosamente perpendicolare, che ricorda l’impostazione romanica.
Gli elementi architettonici, di gusto sobrio e spartano alcuni, elegante e raffinato altri, fanno intuire che l’abitazione è passata, nell’arco dei secoli, da una proprietà ad un’altra.

Manzaniga (1)
Dell’antica dimora è rimasta la struttura di “casa torre” con alte mura perimetrali, feritoie, tre portali per contrastare l’accesso alla corte principale, una grande cisterna ultracentenaria, poderi interni e vari elementi romanici in pietra e mattoni. Pure il campanile e la chiesetta esterni, prospicienti la strada, sono da considerarsi inseriti nella disposizione iniziale, anche se presentano rifacimenti e ampliamenti piuttosto recenti. Il primo serviva come mezzo per comunicare ai coloni che lavoravano nei campi l’ora della preghiera, l’inizio delle funzioni religiose e anche gli imminenti pericoli o aggressioni cui andavano spesso soggetti quei luoghi; il secondo era un piccolo oratorio dove si pregava e veniva celebrata la messa dal sacerdote della famiglia che, fino a tutto l’800, era quasi sempre presente in ogni catasto nobiliare.
Dalla consultazione delle Carte del Monastero risulta che una chiesetta dedicata a S. Maria esisteva già a Manzaniga nel 1183; da tali attestazioni si può dedurre che le origini di Manzaniga e della sua chiesetta sono da ricercare in periodi anteriori a quella data.
Solo molto più tardi, divenuta di proprietà della parrocchia, la chiesetta venne dedicata alla Madonna di Caravaggio; il 16 marzo del 1793 gli abitanti delle due contrade di Manzaniga e Berana ottennero il permesso di ingrandirla..

Manzaniga (2)
La chiesetta non fu mai trascurata dalla popolazione che la restaurò in più riprese a proprie spese.
Un ennesimo ripristino, sovvenzionato dai generosi fedeli di Manzaniga, Biciocca e Berana, ha riportato alla luce l’antico intonaco nella zona del presbiterio, le decorazioni intorno alle lesene e il cornicione in finto marmo. All’antico splendore sono tornate le tele settecentesche, il paliotto e il tabernacolo di legno policromo della seconda metà del XVIII secolo, la pala dell’altare con i colori originali e le statue lignee di S. Antonio da Padova e S. Francesco di Sales.